Hanoi compie 1000 anni
Il moderno aereoporto che accoglie il visitatore non lascia supporre che 30 anni fa qui, a fianco della pista su cui erano allineati i Mig di fabbricazione sovietica, non c’era altro che qualche hangar, una malandata casupola e una sbilenca torre di controllo. In pochi anni moltissime cose sono cambiate. Un tempo, una strada piena di buche partiva dall’aereoporto e si inoltrava fra i campi per raggiungere un vecchio ponte in ferro la cui struttura sembrava ondeggiare sulle acque del fiume: era la sola via di accesso a Hanoi.
Oggi, una moderna autostrada corre fra la distesa di verdi risaie e porta fin nel cuore della capitale proiettando negli occhi del viaggiatore la repentina immagine di un paese che corre alla velocitá del XXI secolo. Moderne strutture in acciaio e cristalli si disputano il primato con eleganti edifici coloniali restaurati e ristrutturati per offrire le migliori sistemazioni alberghiere. Questo vento di modernismo e efficenza non ha però cancellato il fascino antico della vecchia città fondata nel 1010 da Ly Thai-to, il primo imperatore della dinastia Ly. Hanoi è la piú antica capitale di tutto il Sud-Est asiatico: è nata ben prima di Bangkok, di Yangon, di Tokio e della stessa Pechino. Già 256 anni prima di Cristo qui era stata fondata Co Loa, capitale del primo regno viet, di cui è possibile ancora visitare i resti delle fortificazioni. Quel regno scomparve inghiottito dalle conquiste della dinastia Han e per dieci secoli il Vietnam fu l’estrema provincia meridionale dell’Impero cinese della cui immensa cultura potè nutrirsi. Riconquistata la libertà, la capitale tornò nell’antico sito e prese il nome di Thang-long, la città del “Dragone che si leva in volo” e quel dragone sorvolò ogni strada disseminandovi tesori di arte celeste. Molti si sono conservati nel tempo, non ostante secoli di guerre e distruzioni, costellando un inverosimile spazio urbano stretto dall’abbraccio del Fiume Rosso e punteggiato da laghi e specchi d’acqua che tralucono tra schiere di alberi secolari. Se non il più antico ma sicuramente il più suggestivo fra questi gioielli è la chua Mot Cot, chiamata anche pagoda a Pilastro unico, costruita nel 1049 con le forme di un fiore di loto che emerge dalle acque e si schiude sul proprio gambo per accogliere il minuscolo tempio dedicato a Quan Am, il grande e misericordioso bodhisattva “dai mille occhi, che vedono tutte le sofferenze umane, e le mille braccia, che portano sollievo a ogni sofferente”. Prossimi alla pagoda ci sono due edifici che hanno segnato la storia più recente del paese. Il periodo della dominazione francese è sontuosamente celebrato dal palazzo delGovernatore generale di Indocina che quando fu terminato nel 1906 suscitò gran scalpore per la sua eleganza e enorme scandalo per il suo costo. Stridente è il contrasto con la vicina modesta casa in legno entro la quale aleggia un sapore di quasi monastico rigore e di confuciana temperanza: era la residenza del Presidente Ho Chi Minh, morto il 2 settembre 1969 e il cui corpo imbalsamato è conservato nel Lang chu tich o Mausoleo di Ho Chi Minh. E’ una imponente costruzione in marmo e granito che con le sue 20 colonne esterne pare assumere la forma di un loto stilizzato; il fiore che, oltre ai suoi significati nella mistica buddhista, è associato alla memoria di Ho Chi Minh che nacque nel villaggio di Sen, che significa “loto”. Lasciando questi spazi colmi di ufficialità e gettandosi alle spalle il cupo palazzo dell’Assemblea Nazionale e la vasta piazza Ba Dinh dove sfilano le parate militari e i cortei celebrativi, ci si sente invitati a seguire i raggi del sole calante fino al limitare di un viale ombreggiato da flamboyant che in primavera si trasformano in sfavillanti cupole rosse. La strada corre lungo le rive del Lago dell’Ovest dalla cui riva si protende una minuscola penisola, che i geomanti dicono abbia la beneaugurante forma di “pesce dorato”, su cui sorge la deliziosa Pagoda Tran Quoc. Sul lato opposto si apre il suggestivo spazio del Lago del bambu d’avorio e della seta bianca, il cui nome evoca il lavoro degli antichi artigiani che intessevano le stuoie di bambu e la pena inflitta alle concubine infedeli che, rinchiuse in un palazzo sul lago, erano costrette a tingere la seta. Nei tempi dei fasti coloniali qui sfilavano eleganti carrozze e calessi e ancora oggi questo è il luogo in cui amano passeggiare al tramonto gli abitanti di Hanoi. Una sosta è d’obbligo all’inizio del viale dove, già ai tempi della fondazione della capitale, fu eretto il Tempio di Tran-vu, il genio protettore della città. I testi ufficiali chiamano questo tempio Quan-thanh ma i Francesi, dimostrando una gran faciloneria, lo ribattezzarono pagoda del grande Buddha equivocando sulla statua in bronzo alta 3 metri e pesante 4 tonnellate che troneggia al centro del tempio e che raffigura il genio Tran-vu assiso e impugnante una spada intorno alla quale è avvolto un serpente. Ricco di decorazioni, colmo del profumo degli incensi, reso prezioso dalle sculture in legno dorato, ornato di fiori e di delicati ikebana, è uno dei piú suggestivi templi taoisti del paese. Questo profondo misticismo e il senso dell’arcano emanato dal Quan-thanh si dissolvono e paiono quasi irreali quando si lasciano le rive del Lago dell’Ovest e si va verso il lato Sud della città antica dove c’è il Van Mieu, o Tempio della Letteratura. In rigoroso ordine si succedono i cortili lungo l’asse di quella che è la rituale via del sapere che conduce sino al tempio dedicato alla memoria di Confucio. Questa, simbolicamente, è la strada che lo studente deve seguire per raggiungere la conoscenza e assurgere alla dignità di letterato. L’attimo di maggior suggestione lo si ha a tre quarti del percorso, quando si entra nel cortile del Thien quang tinh, il Pozzo dello splendore celeste, dove ai lati di un bacino quadrato sono collocate 82 steli che poggiano su grandi tartarughe in pietra e che rammentano i nomi dei vincitori di altrettanti concorsi letterari. Valicato il “Portale dei buoni risultati” si giunge infine di fronte al tempio propriamente detto che poggia su 40 colonne di legno di ferro che sono ancora le stesse che furono collocate quando il Van Mieu venne costruito nell’anno 1070. Emozioni altrettanto intense, pur se di tono diverso, si possono provare percorrendo pochi isolati fino al viale dall’evocativo nome Dien Bien Phu. Nel cortile del Bao tang Quan Doi, il Museo dell’Esercito, residui di aerei, blindati e armi pesanti sia vietnamite che americane riportano alla memoria le immagini di 40 anni orsono. Nelle sale interne i plastici delle battaglie di Dien Bien Phu e di Saigon e soprattutto le fotografie, le riproduzione di giornali e riviste degli anni ‘70, gli innumerevoli esemplari di ordigni di morte, obbligano tutti a riflettere sulla crudeltà e assurda inutilità di ogni guerra di conquista. Uscendo dal Museo e scendendo verso il centro della città, si è tentati a inoltrarsi nelle vie che conducono verso la goticheggiante cattedrale cattolica costruita nel 1886. E’ un angolo affascinante della città vecchia dove le vie ancora vivono di una semplice quotidianeità popolare. Fra le modeste case, si apre un piccolo portico su cui, tra ideogrammi cinesi, si può leggere in alfabeto latino chua Ba Da: è la Pagoda della Dama in Pietra, uno dei luoghi piú venerati della capitale. Costruita nel XV secolo, ha subito molti restauri e la statua in pietra che gli diede nome è andata perduta ma gli interni sono di grande suggestione soprattutto per la ricchezza della statuaria in legno collocata sugli altari cui fa cornice il fervido culto praticato dalle monache buddhiste. Prima di inoltrarsi nel vecchio centro storico, può essere piacevole vagare ancora nei quartieri intorno al Lago della Spada Restituita. La prima meta che si raggiunge è un luogo carico di storia e di fede: è la Quan-su detta anche Pagoda degli Ambasciatori. Fu costruita nel XVII secolo per accogliere i diplomatici provenienti dai paesi di culto buddhista e negli anni ’30 del secolo scorso fu sottoposta a un accurato restauro che l’ha restituita al primitivo splendore e da allora è diventata uno dei piú importanti centri di studio e di formazione religiosa del paese. Dirigendosi di qui verso le rive del Fiume Rosso si raggiunge un elegante edificio in stile indocinese che è un vero scrigno della storia e della cultura del popolo viet: il Museo di Storia. Fra i tanti e preziosi reperti che le sue sale contengono, un posto d’onore lo occupano i raffinatissimi tamburi in bronzo di Dong Son, vecchi di 25 secoli, le cui delicate incisioni narrano la storia dei primi abitanti di queste terre: naviganti che giungevano su lunghe piroghe da lontane isole del Pacifico Oriente e approdarono sulle coste indocinesi portando i segni di una cultura che ha lasciato tracce anche tra Dayak e Toraja del Borneo.
Ogni itinerario che si percorre in Hanoi è colmo di sorprese. Non c’è strada del vecchio centro su cui non si apra un andito curioso. I musei sono così numerosi che è noioso elencarli. Sono decine i cortili che possono celare una pagoda dimenticata o un tempio senza nome. Alla svolta di una via si ha quasi la sensazione di avere di fronte l’Opera di Parigi, poi si scopre che è solo il Teatro municipale. Su un anonima collina del quartiere di Dong-da si vede sorgere una statua che raffigura Quang-trung, il capo ribelle che nel 1789 divenne imperatore. Anche il più curioso e infaticabile dei viaggiatori può sentire il bisogno di un attimo di sosta fra tante curiosità da scoprire. Il modo migliore è quello di sedersi ai tavoli di qualche vecchio locale o di una moderna caffetteria per gustare un bicchiere di autentico ka fè vietnamita che soddisfa sicuramente anche il palato più esigente. Altro ottimo sistema per riprendere fiato è quello di dedicarsi a un rilassante shopping nelle vie che gravitano in torno al centro storico. Sono tramontati i tempi dei polverosi Magazzini di Stato. Sui marciapiedi si affaccia una moltitudine di vetrine di negozi e boutique che offrono tutti gli articoli della più avanzata tecnologia orientale e delle più raffinata produzione occidentale. Nessun luogo però offre tentazioni maggiori di quelle che si scoprono nel dedalo di vie, viuzze, vicoli che si intersecano nel vecchio quartiere delle “36 strade”, il quartiere dei mercanti e degli artigiani, compreso nello spazio fra il Lago della Spada restituita e l’imboccatura del vecchio ponte in ferro. Già i nomi delle vie sono uno stimolo agli acquisti: c’è la via dei Gioiellieri, quella della Seta, quella del Cotone, quella dei Cantonesi, quella dello Zucchero, e così via, fino alla via delle Vele dove ancora sorge l’antico tempio del Cavallo Bianco, dimora del genio protettore degli antichi mestieri. E’ il ricco, colorato, rumoroso, disordinato mondo dei commerci della vecchia Asia che ogni viaggiatore sogna di incontrare. Quando si è stanchi di questo turbinio è facile trovare un po' di quiete sulle rive del Hoan Kiem ho, il Lago della Spada Restituita, vero cuore di Hanoi e di tutta la Nazione viet. Nelle sue acque si narra che viva ancora una secolare tartaruga che reca sul dorso la mitica Spada della Libertà impugnata nel 1420 da Le Loi per liberare il paese dalla dominazione Ming. Un elegante ponte in legno congiunge la riva a un isolotto dove nel XVI secolo fu costruito Ngoc son, il Tempio della Montagna di Giada dove sono onorati il Genio della Guerra e il Genio della Letteratura. Le ore che precedono la sera sono quelle in cui è piú dolce passeggiare lungo le rive del lago e sostare fra la gente seduta davanti alle acque immobili. Quando scende la notte le rive si animano però di un traffico intenso. Inizia un altro momento della vita di Hanoi e chi ama la “tradizione” occidentale non ha difficoltà a trovare locali in cui ascoltare ottima musica ma chi è curioso della “tradizione” indocinese non resta deluso. Certi spettacoli, come quelli del teatro classico hat boi o di musica tradizionale, sono molto interessanti anche per la suggestiva coreografia ma possono diventare un po' noiosi e difficilmente comprensibili per chi non ha conoscenza di queste arti. Uno spettacolo che invece, pur essendo figlio delle piú antiche tradizioni del popolo vietnamita, riesce a affascinare e coinvolgere anche noi Occidentali è il Teatro delle marionette acquatiche. Il nome non tragga in inganno:non è il solito spettacolo di burattini. E’ una tradizione antichissima. Oggi, come secoli orsono, abilissimi artigiani intagliano e decorano delle marionette snodate che galleggiano sull’acqua e vengono mosse da invisibili comandi manovratida non meno abili burattinai. In un tripudio di suoni e colori vengono ricostruiti dettagliati quadri di eventi storici oppure sono messi in scena vecchi racconti tradizionali. E’ un vero evento culturale e in alcune venerate pagode della valle del Fiume Rosso questi spettacoli vengono organizzati in occasione delle feste rituali e alcune marionette sono autentiche reliquie che vengono esibite in un clima di festosa partecipazione popolare. E’ una magia che resta inalterata anche negli spettacoli che si svolgono in un vecchio teatro della città dove anche il più smaliziato fra i giramondo è soggiogato dalla fiabesca atmosfera creata dalle figure che, quasi animate di vita propria, scivolano sull’acqua.