Consigli di un Italiano che ha vissuto in Laos
Matteo Tricarico ha ormai lasciato il Laos ed è ora impegnato in una "pedalata" lunga circa 15.000 chilometri che dal Vietnam lo porta in Italia. E' possibile seguire questa sua bella avventura, colpo di pedale dopo colpo di pedale, sul sito www.travelforaid.com. Della "Terra del Milïone di Elefanti" ha però conservato un ricordo indelebile che rivive nelle pagine del suo Diario di cui ampi stralci sono pubblicati in Laos, Edizioni POLARIS. Questo è un brano che sicuramente può interessare chi decide di visitare il paese con l'animo del vero viaggiatore.
Visitare il Laos non richiede alcuna preparazione fisica, a meno che non si voglia fare trekking nella foresta o scendere in canoa il Nam Ou, ma richiede una piccola preparazione psicologica perché questo posto è soprattutto uno “Stato Mentale”, come recita lo slogan del Ministero del Turismo, ripreso da Tiziano Terzani nel suo libro “Un indovino mi disse”. E` un luogo dove il tempo si è fermato, o almeno fortemente rallentato, e i ritmi di vita sono ancora rispettosi della fisiologia umana. Ma la vera scoperta che si fa visitando anche brevemente il Laos è la sua popolazione: di indole amichevole e gentile, prodiga di sorrisi di benvenuto, silenziosa e mai molesta, pare quasi disinteressata della presenza dei visitatori occidentali.
Il Laos non è un paese turistico e, continuando di questo passo, non lo sarà almeno per i prossimi 10 anni soprattutto a causa della mancanza di costa marina, tradizionale calamita del turismo di massa. Qui non si vedono grandi folle di visitatori come ad Angkor, ma soprattutto nessuna attrazione è stata creata per accontentare le aspettative dei turisti, come in Tailandia dove ci sono “vecchi” villaggi etnici che non esistevano prima dell’arrivo del turismo. In Laos, tutto quello che si vede è autentico e genuino. Il lato negativo di questa situazione è la cronica mancanza di strutture alberghiere con standard internazionali e di lusso, principalmente perché sino a qualche anno or sono gli unici visitatori erano saccopelisti o chi si adattava a sistemazioni spartane ma pulite e decorose. Negli ultimi anni il livello qualitativo è fortemente cresciuto anche se non ha fatto seguito quello quantitativo e in alcuni mesi, durante l’alta stagione turistica, la domanda di camere è superiore all’offerta. In tutto il paese è possibile dormire in pensioni, “guest house”, per poche decine di dollari a notte, dove, normalmente, le condizioni igieniche e di pulizia sono eccellenti anche se spesso mancano certe comodità come l’acqua calda, che in un paese tropicale non è sempre necessaria. Solo a Luang Prabang e nella capitale si trovano strutture alberghiere con standard internazionali di quattro e cinque stelle.
Vientiane offre sistemazioni di tutti i livelli, cominciando dal lusso della residenza principesca Settha Palace, l’albergo convertito dalla villa del principe Settha con gli interni delle poche camere in rigoroso stile. Con una stella in meno e ad un centinaio di metri di distanza, c’è il Lao Plaza, una struttura moderna con grandi vetrate, discoteca, piano bar e tutti i comfort, in una posizione invidiabile a pochi metri dalla centralissima Piazza della Fontana e dal lungo Mekong. Per chi non ama le camere anguste, c’è il nuovissimo Green Park Boutique Hotel che non è centrale ma offre tutte spaziose e comode Junior Suite. Per concludere l’alto livello, c’è il Novotel, dell’omonima catena internazionale, un’interessante struttura degli anni 30 con gli ambienti comuni in stile, mentre le camere sono state modernizzate e rese più funzionali. Lungo il Mekong c’è una gran varietà di sistemazioni a budget più piccolo, tra cui il Intercity Hotel ed il Taipan Hotel entrambi circa tre stelle, oltre che tantissime pensioncine pulite e decorose.
Questa del lungo fiume è anche l’area dove si svolge la breve vita notturna di Vientiane e dove si trova la maggior varietà di ristoranti sia laotiani che internazionali. Nella prima categoria c’è il Kua Lao rinomato per la delicatezza dei piatti di alta cucina ed il Tam Nak Lao con il sui ambienti raffinati e discreti, meta di ministri e politici. Oramai quasi tutte le cucine del mondo sono rappresentate con una maggioranza di ottimi ristoranti francesi come il Le Silapa e La Cave des Chateaux, e ce ne sono anche due veri italini, L’opera e La Gondola, che non hanno nulla da invidiare alle più gustose trattorie in suolo patrio. Ricca è anche la scelta di cucina orientale come la giapponese del Fushiwara con i suoi deliziosi vassoi di sushi freschissimo, l’indiana del Rashmi Indian Grill, rivista in fusion in un ambiente raffinato con vista panoramica sulla via centrale dello shopping e quella cinese nella vie della piccola China Town. Per gli amanti del pesce e frutti di mare, non va perso il ricco buffet del pranzo domenicale del Lao Plaza, che, pur a più di 1500 chilometri di distanza dalla costa, propone succulente e gustose grigliate di mare.
Per disposizioni legislative, in Laos i bar devono chiudere prima della mezzanotte, quindi meglio affrettarsi a raggiungere il Kop Chai Do, sempre animato da ottime band, oppure la vasta terrazza sul Mekong del Bopegnan. Il Sam Lo resta aperto sino all’una; poi ultimo rifugio per gli amanti della notte è la discoteca Marina ed il Night Club del Don Chan Palace dove tirare sino alle tre del mattino.
Luang Prabang è la prima destinazione turistica in Laos, ed è anche quella con la minor ricettività alberghiera in rapporto al numero di visitatori. Le circa 150 camere “con le stelle” sono distribuite in quattro alberghi, tre dei quali sono ricavati da residenze reali e principesche: la Maison Souvannaphoum, dove bisogna prenotare almeno sei mesi prima,il Villa Santi Resort, che era la casa di campagna del re,ed il The Grand, la residenza del Principe di Luang Prabang. Il quarto hotel è La Résidence Phou Vao, già lussuosa foresteria per i funzionari coloniali francesi negli Anni 20 e 30. Buona parte delle ville ed i palazzi della corte nel centro storico della cittadina sono oramai stati convertiti in piccole pensioni che non hanno nulla da invidiare agli hotel sopraelencati in fatto di bellezza delle camere e comfort, ma mancano della qualità e numero di servizi per meritarsi le stelle. Tra i più interessanti ci sono il Sala Prabang che è una tradizionale casa familiare in legno e si affaccia sul Mekong, l’Apsara Hotel sul Nam Khan, una solida costruzione dell’amministrazione coloniale con mura spesse e camere fresche ed, in fine, il Satri House, la vecchia residenza del sovraintendente francese, con solo sei camere, conserva gli arredi e la piscina originali dell’epoca.
La scelta culinaria nella cittadina è abbastanza varia da soddisfare quasi ogni palato, anche se non c’è neppure un vero ristorante italiano. E` possibile gustare l’alta cucina laotiana, come era servita alla corte reale, nel raffinato ambiente dei Three Elephants e, giusto dall’altra parte della strada, al Villa Santi Hotel, dove i piatti sono preparati dalla figlia della cuoca dell’ultimo sovrano. Oppure assaporare gusti laotiani cucinati all’occidentale nei due ristoranti fusion francesi l’Eléphant e il Colour Café che hanno entrambi delle bellissime verande ed una cantina ben fornita di vini da tutto il mondo conservati alla giusta temperatura. Il dopocena a Luang Prabang è ancora più breve che a Vientiane; con i bar che chiudono alle 23.30 non resta troppo tempo per il Blue Lagoon Café con i tavolini che danno sul mercato notturno e il Le Croissant d’Or Café, con il più rinomato caffè espresso della città. Alternativamente si può andare in una delle due discoteche il Muang Swa e il Lao Lao Garden, dove si ritrovano persone di ogni età e, agli sfrenati pezzi rock o disco, si alternano canzoni folk tradizionali laotiane suonate dal vivo per ballerini più avanti negli anni.
Nonostante sia la terza più popolosa città del paese, Pakse non offre strutture alberghiere di alto livello. I due hotel con standard quasi internazionali sono la grandiosa residenza del principe di Champasak, il Champasak Palace, rimodernato negli ultimi tre anni ed il Pakse Hotel, nato come cinema e casinò, ha camere sontuose negli ultimi due piani oltre che una terrazza al nono da dove si domina tutta la città. Pakse è principalmente una tappa di passaggio per raggiungere il molto più pittoresco Altopiano del Bolaven dove ci sono il Tad Lo Hotel, nei pressi dell’omonima cascata con il fragore d’acqua che concilia il sonno, ed il Tad Fane Resort immerso in una fitta giungla tropicale. Sulle 4000 isole l’unica vera possibilità di sistemazione comoda e con qualche servizio è il Villa Muang Khong che si trova a ridosso del Mekong sull’isola maggiore. Vicino al villaggio degli elefanti di Ban Khiet Ngong ai piedi del monte Phou Asa c’è il Kingfisher Ecolodge, con lussuosi bungalow e servizi di tutto rispetto, in una natura incontaminata dove non è raro scorgere cervi, scimmie e piccoli animali selvatici che si spingono ai margini della foresta.
Tutta queste strutture hanno ristorante per pranzo e cena e servono piatti della cucina tradizionale locale a base di pesce, gamberetti di fiume e tanta anatra. Per il dopocena, dipende dalle condizioni atmosferiche: se il cielo è limpido il miglior passatempo è la contemplazione delle stelle, ove meraviglia il loro infinito numero; se, invece, c’è luna piena, la foresta si illumina di una luce bianca che la vivifica di chiaroscuri più vividi di una foto a colori.
Per il resto del paese, l’unico consiglio che mi sento di dare, è quello di adattarsi alle pensioncine che sono spartane ma normalmente pulite e decorose, perché se siete arrivati sino a lì, state facendo un vero viaggio di scoperta e vedendo cose che ben pochi hanno avuto il piacere di guardare prima di Voi. Non dimenticate che “discovering Laos is really a ‘state of mind’ ”.