Cronologia di Cambogia dal 1432 al 1970
1432 Ponhea Yat abbandona Angkor e la corte si trasferisce sul sito di Phnom Penh
1528 Ang Chan trasferisce la capitale a Lovek
1550 Ang Chan "riscopre" Angkor Thom durante una battuta di caccia
1576 Satha vi installa la corte reale e fa restaurare il Vat
1594 Angkor abbandonata sotto la pressione dei Siamesi che conquistano Lovek
1620 Chey Chettha II trasferisce la capitale a Udong (la "Gloriosa")
1623 Huè ottiene il controllo di Prei Nokor (Saigon)
1795 il Siam si annette le province di Battambang, Siem Reap, Pursat
1859 sbarco francese a Saigon, inizio della occupazione della Cocincina
1860 sale al trono il re Norodom
1863 Protettorato della Francia sulla Cambogia
1884 i Francesi trasformano la Cambogia in colonia
1904 muore il re Norodom, sale al trono il fratello Sisowath
1907 restituzione alla Cambogia delle province di Battambang, Siem Reap e Pursat
1927 muore il re Sisowath, sale al trono Monivong
1941 muore Monivong e i Francesi pongono sul trono Sihanouk
1947 la Cambogia diventa Monarchia costituzionale
1953 Sihanouk ottiene dalla Francia una parziale indipendenza
1954 Conferenza di Ginevra: i tre Paesi di Indocina ottengono l'indipendenza
1955 Sihanouk abdica a favore del padre Suramarit e fonda il partito Sangkum
1963 Saloth Sar diventa segretario del Partito comunista che entra in clandestinità
1965 Sihanouk rompe le relazioni diplomatiche con gli USA
1966 Sihanouk autorizza i Viet Cong a occupare le regioni orientali
1970 Sihanouk è a Pechino e il generale Lon Nol fa votare dalla Assemblea nazionale l'abrogazione della Monarchia e la instaurazione della Repubblica; l' Alta Corte di giustizia condanna a morte Sihanouk.
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REPORTAGE DALLA CAMBOGIA DEL XIII SECOLO
scritto dal letterato cinese Ceu Ta-kuan in Angkor nell'anno 1296
Ceu Ta-kuan giunse in Cambogia nel 1296, al seguito di una ambasceria inviata da Qubilai Khan, l'imperatore della dinastia Yuan che nel 1274 aveva accolto alla sua corte il giovane Marco Polo. E' una circostanza da tenere presente. Marco Polo giungeva dalla Venezia della seconda metà del XIII secolo: la "Perla dell'Adriatico" era sicuramente la città più bella e ricca di tutto l' Occidente. Rigurgitava dei suoi antichi tesori d'arte e di tante magnificenze. Non era quindi uno zotico provinciale l'uomo che restò abbagliato dallo splendore di Cambaluc, la capitale del Grande Kane e quando ritornò in Italia ne conservò un ricordo fantastico che, rinchiuso in una prigione, trasmise a Rustichello da Pisa cui dettò Il Milione. Ceu Ta-kuan proveniva da quella stessa fantastica città che aveva abbagliato il viaggiatore veneziano eppure restò ammirato alla vista di Angkor, la capitale degli imperatori khmer, e quando tornò in Cina, anch'esso, ne conservò un ricordo fantastico che riportò nella relazione di viaggio che tutti i cinesi che si recavano in paesi stranieri erano tenuti a redigere per gli Archivi imperiali. Così nacquero le sue "Memorie sui costumi di Cambogia", in cinese Cen la fong t'u ki. Della vita di Marco Polo conosciamo ogni particolare ma di quel letterato cinese sappiamo veramente poco: chi era Ceu Ta-kuan e perché si recò ad Angkor ? Tanto è ricco di particolari nel descrivere il paese khmer, altrettanto riservato Ceu Ta-kuan è invece su se stesso e sullo scopo della sua missione. Qualche cosa comunque la dice ma per capire cosa esattamente dice è forse utile affidarsi alle cose tramandateci dal suo contemporaneo Marco Polo che bene conosceva le consuetudini della corte di Qubilai Khan. Ceu Ta-kuan scrive che un centurione con le insegne della tigre e un chiliarca con la tavoletta in oro furono inviati in Cambogia ma "non ritornarono più". Pelliot, che tradusse il testo dal cinese, usa un termine latino, centurione, e uno greco, chiliarca, e crea quindi un po' di confusione. Nel Milione, Marco Polo dice che quello che "á segnoria di 1.000, á tavola d'oro", ma tavola d' oro a testa di tigre, la ha chi ha "segnoria di 10.000". Non si trattava quindi di un semplice centurione, ma di un alto comandante con un emblema d' oro pesante 120 libbre [oltre 54 chili]. Nel 1282 il generale mongolo Sogatu aveva invaso il Champa e aveva inviato una spedizione per compiere una scorreria entro i confini dell' Impero khmer. I Mongoli vennero sconfitti e i due comandanti "furono presi e non tornarono più". L' avere trattenuto questi ufficiali era un grave atto di sfida al potere imperiale e, perciò, lo stesso "santo Figlio del Cielo inviò un ambasciatore per richiamare all'ordine". La delicata missione diplomatica ebbe buon esito perché infine ricevette "omaggio". Ceu Ta-kuan non specifica quale era il suo ruolo al fianco dell' ambasciatore, dice però che il santo Figlio del Cielo lo "incaricò di accompagnarlo". Ma quali erano i suoi compiti ? Lui tace, Marco Polo però forse li spiega. Racconta infatti come lui stesso "aparò li costumi de' Tartari" e "lo Grande Cane....mandollo per suo messaggio a una terra". Lo giovane tornò: bene e saviamente disse l' ambasciata ed altre novelle di ciò che egli lo domandò, perché il giovane aveva veduto altri ambasciadori tornare da altre terre, e non sapiendo dire altre novelle de le contrade fuori che la ambasciata, egli li avea per folli, e dicea che più amava li diversi costumi de le terre sapere che sapere quello perché egli avea mandato". Noi non possiamo sapere per quali ragioni Qubilai Khan amasse conoscere "li diversi costumi": se per curiosità personale oppure per calcolo politico. In ogni caso questo era il suo desiderio e non stupisce quindi il fatto che avesse incaricato una persona fidata, un letterato, di accompagnare gli ambasciatori per riferire in modo dettagliato sui "costumi" del paese. Quanto importante fosse questo incarico traspare dalla manifesta preoccupazione di Ceu Ta-kuan di chiarire che, in molti casi, non ha "potuto esaminare tutto nei dettagli", né casuale è la minuziosa cura con la quale riferisce sui comportamenti tenuti dai sudditi del Figlio del Cielo in terra straniera e sulle cause che hanno indotto molti marinai a disertare per stabilirsi in Cambogia. L' ufficiosità, se non l' ufficialità, del testo viene comunque confermata dal fatto che fu trascritto in molte pubblicazioni imperiali dei secoli successivi. Quale utilità possa averne tratto l' Impero cinese non è dato saperlo, anche perché mai si ebbero interferenze cinesi nelle vicende cambogiane. Il testo ha invece per il lettore un interesse non inferiore a quello che suscitò negli archeologi del secolo scorso che trovarono descritta nelle pagine di Ceu Ta-kuan la vita quotidiana della città che allora stavano riportando alla luce. La lettura di queste pagine offre mille indicazioni, altrove non reperibili, sulla situazione politica, economica e militare di Angkor alla fine del XIII secolo. Apprendiamo così che lo stato economico dell' Impero khmer era ancora florido e si avevano tre, quattro raccolti di riso ogni anno, l' orticoltura era diffusa, il commercio prospero, il costo della vita era basso e le classi agiate si potevano permettere molti lussi e novità "di moda", come tavoli e letti di fabbricazione cinese e servitori siamesi. Cadono così le affermazioni di chi sostiene che Jayavarman VII per megalomania aveva lasciato la terra cambogiana esausta e priva di risorse. Veniamo però a sapere che le guerre contro i Siamesi avevano provocato la mobilitazione di tutta la popolazione e che dei villaggi vicini ad Angkor erano stati distrutti. Constatiamo che il buddhismo si era ormai ampiamente diffuso fra il popolo, anche se bisogna tenere presente che per Ceu Ta-kuan tutte le statue, anche quelle di Shiva o Vishnu, rappresentano il Buddha. Dice anche che le statue delle "torri", cioè dei santuari, erano in bronzo e se ne arguisce che tutta la statuaria a noi pervenuta, in scisto e arenaria, è fatta di opere minori. Le innumerevoli notazioni, poi, su usi e costumi del popolo e sulla vita quotidiana della gente sono di una arguzia che diverte. Nella vivacità dello scenario dipinto da questi sguardi lanciati, talora anche con un briciolo di impertinente malizia, sulla vita di tutti i giorni dei cambogiani di sette secoli orsono risiede il sottile fascino di questo vecchio racconto e ne rende piacevole la lettura a chi cammina oggi sulle orme di quell'antico viaggiatore.
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I Sovrani di Angkor
dal 802 al 1432
802-854:
JAYAVARMAN II
854-877:
JAYAVARMAN III
877-889:
INDRAVARMAN I
889-910:
YASHOVARMAN I
910-922:
HARSHAVARMAN
922-928:
ISANAVARMAN II
922-941:
JAYAVARMAN IV
941-944:
HARSHAVARMAN II
944:968:
RAJENDRAVARMAN
968-1001:
JAYAVARMAN V
1001-1002:
UDAYADITYAVARMAN I
1002-1010:
JAYAVIRAVARMAN
1011-1050:
SURYAVARMAN I
1050-1066:
UDAYADITYAVARMAN II
1066-1080:
HARSHAVARMAN III
1080-1107:
JAYAVARMAN VI
1107-1113:
DHARAINDRAVARMAN I
1113-1150:
SURYAVARMAN II
1150-1160:
DHARAINDRAVARMAN II
1160-1165:
YASHOVARMAN II
1165-1177:
TRIBHUVANADITYAVARMAN
1177-1181:
occupazione cham
1181-1219:
JAYAVARMAN VII
1219-1243:
INDRAVARMAN II
1243-1295:
JAYAVARMAN VIII 1295:1307:
SRINDRAVARMAN
1307-1327:
SRINDRAJAYAVARMAN
1327-1346:
JAYAVARMADIPARAMESHVARA
1346-1352:
NIRVANAPADA
1353-1358:
occupazione siamese
1358-1378:
SURYAVAMSHARAJADHIRAJA
1378-1380:
PARAMARAMA
1380-1394:
CHAO PONHEA KAMBUJA
1394-1404:
seconda dominazione siamese
1404-1405:
CHAO PONHEA
1405:
CHAO PONHEA YAT
1431:
terza invasione siamese
1432:
PONHEA YAT abbandona Angkor
Cronologia dei
monumenti
in Angkor
879
Phra Ko
881
Bakong
893
Lolei
895/910
Bakheng
Baray orientale
921
Prasat Kravan
947
Baksei Chamkrong
952
Mebon orientale
961
Pre Rup
968
Banteay Srei
978
Phimeanakas
1000/1011
Takeo
1002/1010
Kleang nord
1011/1050
Kleang sud
Baray occidentale
1050/1066
Mebon occidentale
Baphuon
1113/1150
Chau Say Tevoda
Thommanon
Beng Mealea
Angkor Vat
1150/1160
Banteay Samrè
1181/1219
Prah Khan
Mura Angkor Thom
Terrazza Elefanti
Terrazza Re lebbroso
Prasat Suor Prat
Ta Prohm
Banteay Kdei
Srah Srang
Neak Pean
Ta Som
Bayon |