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Sapienza degli antichi
“Il ragionamento sembra dimostrare che il numero dei governanti, più ristretto in una oligarchia o più elevato in una democrazia, è un elemento accidentale dovuto al fatto che in ogni luogo i ricchi sono in pochi mentre i poveri sono numerosissimi. Perciò (...) la reale differenza tra democrazia e oligarchia è la povertà o la ricchezza. Dovunque gli uomini governano in ragione della loro ricchezza, siano essi pochi o molti, esiste una oligarchia, dove invece governano i poveri si ha una democrazia.”
(Politica, Aristotele, 384-322)
Sono trascorsi circa 2400 anni da quando il vecchio Aristotele fece questa elementare considerazione. Gli attuali accadimenti la rendono però ancora attuale e sembrerebbe che nessuno abbia intenzione di fare questo semplice ragionamento. Sembra anzi che ormai si sia quasi del tutto rinunciato a ragionare sulle cose e sugli accadimenti: si accettano le verità precostituite quotidianamente diffuse dai cosiddetti “mezzi di informazione” e le stesse parole hanno perso ogni aggancio con il loro significato reale.
Un uomo ancora più vecchio, Confucio, un secolo prima di Aristotele aveva insegnato che, perché la teoria sia conforme alla realtà e, viceversa, la realtà sia specchio della teoria, ogni nome deve corrispondere esattamente al significato che esso ha. Non posso quindi chiamare bottiglia un bicchiere né dire che il mio cane è un gatto e, soprattutto, se chiamo qualcuno “padre” costui deve dimostrare di sapere comportarsi come un vero padre. Confucio chiamò questo insegnamento cheng ming che viene normalmente tradotto con “rettificazione dei nomi”. Se quindi qualcuno pretende di essere chiamato “maestro” deve sapere essere tale così come non posso definire “uomo onesto”chi è in realtà un ladro. E' una teoria molto semplice, quasi banale, ma pare che da tempo ormai nessuno la pratichi e vediamo autentici mascalzoni che pretendono di essere chiamati “salvatore della Patria” od “unto del Signore”. Tutti sembrano adeguarsi a questa mistificazione ed anche le prostitute – categoria peraltro assai rispettabile di lavoratrici del sesso - che un tempo venivano senza offesa chiamate “mignotte” ora sono diventate “escort”. Viviamo una realtà in cui non è più importante ciò che realmente una persona realmente è, né ciò che fa, ma come lo si definisce: absit iniuria verbis !
 
 
Claudio Bussolino.
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