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Paure da benpensanti                           
Lo storico Gastone Manacorda scriveva sul numero 2 dei “Quaderni di Rinascita”, nel 1951:
 «Prima del 1848  il nemico dell’ordine sociale costituito, il rivoluzionario estremista, lo “spauracchio dei benpensanti” era il giacobino. Intorno al nome dell’ala piú avanzata della democrazia nella Rivoluzione francese, la propaganda reazionaria aveva tessuto per mezzo secolo la leggenda terroristica della rivoluzione e con quel nome designava per screditarli, per renderli spaventosi e deprecandi, tutti i movimenti contraria all’assolutismo, sicché, sotto la suggestione di questa propaganda, il linguaggio comune confondeva nel nome di giacobini tutti gli avversari del trono e dell’altare, e il popolo romano, papalino e sanfedista, così si esprimeva per bocca del suo poeta Gioachino Belli:
            "Chiamali alliberali o frammassoni
            O carbonari, è sempre una pappina,
            E’ sempre canajjaccia ggiacubbina
            Da levassela for de li cojoni".
Intorno al 1848 la funzione di spauracchio passa dal nome di giacobino a quello di comunista, e spesso attraverso una pura e semplice sostituzione dell’un termine all’altro, senza variazioni nella descrizione e negli apprezzamenti dei fini orribili ai quali mira la setta rivoluzionaria e dei mezzi feroci che usa per conseguirli.»
Così scriveva Manacorda piú di mezzo secolo orsono. Oggi i comunisti pare che non esistano più, se non nei deliri senili del Santone di Arcore, e il compito di “spauracchio” è stato assunto dai terroristi, dagli integralisti islamici e da tutti quei criminali immigrati clandestini venuti dai Paesi dell'Est e dall'Africa. Cambiano i nomi ma logica e metodi dei “benpensanti” sono rimasti inalterati.
 
Claudio Bussolino.
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