Il lago Nam Ngum e Vang Sang
Il fiume, Nam in lingua lao, Ngum nasce dalle montagne del Nord della provincia di Xiangkhoang e dopo 354 chilometri confluisce nel Mekong in prossimità di Vientiane attraversando una zona densamente popolata: nel suo bacino vivono circa un milione di Laotiani.
Nel 1970, a circa 90 chilometri da Vientiane, furono iniziati i lavori di costruzione di una prima diga che fu completata nel 1971 con l’entrata in funzione di due turbine con una capacità di 30 megawatts, aumentata nel 1975 con l’installazione di due turbine addizionali da 40 megawatts ed una quinta turbina nel 1983. La capacità del complesso è attualmente di 255 megawatts per una produzione di 960 milioni di kWh. Più del 70% della produzione viene esportata in Thailandia e la vendita di energia idroelettrica rappresenta, dal 2004, circa il 30% delle entrate del commercio estero del Laos. Il governo laotiano intende potenziare questa inesauribile fonte di ricchezza e la Banca Asiatica di Sviluppo ha già approvato i finanziamenti per altri quattro complessi idroelettrici che nel 2020 dovrebbero portare la capacità produttiva totale a 1500/1800 megawatts.
Il bacino creato dalla diga, chiamato in lingua lao “Ang Nam Ngum”, copre una superficie di 250 chilometri quadrati che originariamente erano coperti da vaste estensioni di piantagioni alberi di teak che continuano ad essere sfruttate con un duro lavoro di taglio subacqueo cui si sono adattati molti degli abitanti delle regioni che con la costruzione della diga furono inondate. Altri, da contadini si sono riconvertiti in pescatori e abitano le rive del lago che, con le sue rive boscose e i numerosi isolotti, è anche diventato una meta turistica apprezzata dagli abitanti della capitale.
Lungo il percorso per Ang Nam Ngum è possibile fare una sosta in uno dei villaggi in cui la principale attività degli abitanti è l’estrazione e produzione, con antiquati metodi artigianali, del sale.
Estremamente interessante, soprattutto sul piano storico, è la visita delle grotte, che sarebbe meglio definire “cavità”, di Vang Sang che in lingua lao letteralmente significa “sala degli elefanti” perché parrebbe che, secondo antiche leggende, in prossimità di questo luogo si trovava un tempo un cimitero di elefanti. Nelle cavità di grandi blocchi calcarei sono scolpite ad altorilevo due grandi immagine del Buddha alte quasi cinque metri, tre immagini di un metro e mezzo e cinque altre di dimensioni più modeste. Una iscrizione dell’anno 928 del Mahasakalat, l’antico calendario khmer che la fa corrispondere al nostro anno 1006, consente di collocare le opere negli anni del regno di Suryavarman I, il re guerriero ma di fede buddhista, che anche da altre fonti sappiamo che guidò gli eserciti di Angkor fino all’alto paese lao. Lo stile, comunque, e soprattutto le fisionomie dei Buddha collocano chiaramente queste opere nello stile di Angkor degli inizi del XI secolo.