Guerra civile e ricostruzione
 
Più che una “guerra civile” in Cambogia è sta combattuta per diciannove anni una “guerra per procura”. Dal 1979 al 1998 i Cambogiani hanno combattuto tra di loro al servizio degli interessi di potenze straniere. Da un lato, con il governo di Phnom Penh c’era l’Unione Sovietica; dall’altro, con la Coalizione di Sihanouk, Son San e Pol Pot, c’erano la Cina e gli Stati Uniti. Di pace, infatti, si cominciò seriamente a parlare solo nel 1991, quando, con il crollo dell'URSS, era ormai tramontato il rischio della penetrazione sovietica nel Sud-Est asiatico. I Vietnamiti, alle prese con i loro gravi problemi economici interni, avevano cominciato a ritirare parte delle loro truppe già nel luglio del 1982. Nel 1985 ci furono violenti combattimenti durante i quali la Coalizione perse molte delle sue basi in Thailandia; subito dopo i Vietnamiti ritirarono parte delle loro truppe e il governo di Phnom Penh istituì la leva obbligatoria di 5 anni e arruolò tutti i giovani maggiori di 16 anni nella milizia o nell'esercito. Hun Sen fu nominato Primo ministro e iniziarono degli informali incontri, in Francia, tra lo stesso Hun Sen e Sihanouk. Il 1989 fu l’anno della svolta perché c’è il ritiro totale delle truppe vietnamite dalla Cambogia e la Repubblica Popolare di Kampuchea diventa Stato di Cambogia adottando una nuova Costituzione nella quale scompare ogni riferimento al “socialismo”, è abolita la pena di morte e il buddhismo è dichiarato religione di Stato. Sono instaurate la proprietà privata e l'economia di mercato e si dichiara la neutralità e il non-allineamento della Cambogia. Proseguono gli incontri tra Hun Sen e Sihanouk cui segue l'apertura il 30 luglio, a Parigi, dei lavori della Conferenza di Pace presieduti da Francia e Indonesia. A Phnom Penh è presentato il film "Urla del silenzio" (Killing Fields) che già aveva svelato a tutto il mondo i crimini commessi dal governo di Kampuchea Democratica, ciononostante l'Assemblea generale dell'ONU rinnova il suo voto di condanna del governo di Phnom Penh, mantiene l'embargo e chiede che i Khmer rossi siano parte del piano di pace. Nel 1990, l'ex-capo della CIA, William Colby, accusa il governo degli Stati Uniti di contribuire al ritorno al potere dei Khmer rossi e da una audizione del Senato USA si apprende che gli Stati Uniti hanno versato 24 milioni di dollari alla Coalizione di cui fanno parte i Khmer rossi. Molti senatori chiedono la cessazione di questi aiuti e J.F.Kerry denuncia che "i Khmer rossi sono i primi beneficiari della politica americana", ma, a Ginevra, gli esperti della Commissione per i diritti dell'uomo si rifiutano di esaminare una risoluzione che fa riferimento "ad atrocità a livello di genocidio commesse in particolare durante il governo dei Khmer rossi". Solo il 12 ottobre1990, il seggio all'ONU è dichiarato vacante e, dopo 11 anni, ha fine l'embargo contro la Cambogia. Nel 1991 il Partito Rivoluzionario del Popolo Cambogiano di Hun Sen, al potere a Phnom Penh, modifica il suo statuto e cambia il proprio nome, diventando il CPP, Partito del Popolo Cambogiano. Il 1 maggio inizia il cessate il fuoco tra le opposte fazioni e si costituisce il Consiglio Nazionale Supremo dove siedono i rappresentanti del governo di Phnom Penh e della Coalizione di Sihanouk, Pol Pot e Son Sann. A Ginevra, per la prima volta, la Commissione per i Diritti dell'Uomo riconosce che in Cambogia è avvenuto un genocidio e sono stati commessi crimini contro l'umanità, ma tace sui colpevoli. Si conferma intanto la riabilitazione dei Khmer rossi: a una riunione del CNS Khieu Samphan dichiara che "bisogna dimenticare il passato" e Sihanouk dice che "Pol Pot, Ieng Sary e Ta Mok potranno incoraggiare il loro partito e i loro candidati nel corso della campagna elettorale". Il 23 ottobre sono firmati a Parigi gli Accordi di pace. Il CNS cede tutti i suoi poteri all'Autorità Provvisoria delle Nazioni Unite in Cambogia, UNTAC, e, dopo 12 anni, Sihanouk rientra a Phnom Penh dove viene riconosciuto come unico e legittimo capo dello Stato. Nel 1992 giungono in Cambogia il giapponese Akashi capo dell'UNTAC e Sergio Vieira de Melio responsabile per i rifugiati, seguiti da 2.432 esperti civili. Il generale australiano J.Sanderson è al comando di 15.100 "berretti blu e di 3.600 poliziotti che comprendono anche un contingente di Carabinieri italiani. I Khmer rossi respingono l'ordine del "cessate il fuoco" e occupano le zone di Pailin, Anlong Veng e Preah Vihear. Nel 1993, 4.764.430 Cambogiani sono iscritti nelle liste elettorali e, a maggio, si svolgono le elezioni della Assemblea costituente: la partecipazione al voto è del 89,56%. Il FUNCIPEC, il partito monarchico presieduto dal principe Ranariddh ottiene 58 seggi su 120, il PPC di Hun Sen ha 51 seggi, il PDLB di Son Sann ha 10 seggi. Si costituisce un Governo provvisorio presieduto dal principe Ranariddh e da Hun Sen. Il 24 settembre viene promulgata la Costituzione: il Governo provvisorio diventa Governo Reale di Cambogia e l'Assemblea costituente diventa Assemblea legislativa. Sihanouk giura fedeltà alla Costituzione e diventa re, la moglie Monique è regina. Il 15 novembre l'UNTAC lascia la Cambogia. Durante tutto il 1994 continuano gli attacchi portati dai Khmer rossi in tutto il paese e il 7 luglio la Assemblea nazionale li mette fuorilegge. Nel 1996 comincia a disgregarsi la resistenza armata dei Khmer rossi e Ieng Sary si "riallinea”, cioè depone le armi e riconosce l’autorità del Governo reale; già era stato graziato dalla condanna a morte promulgata nel 1979 e quindi è libero di rientrare a Phnom Penh. Nel luglio 1997 ci sono gli ultimi violentissimi scontri armati che coinvolgono delle unità di ex-Khmer rossi che si erano riallineate appoggiandosi al partito del principe Ranariddh. Convergono su Phnom Penh ma trovano ad attenderli le unità blindate di Hun Sen che dopo accesi combattimenti le rendono inoffensive. Una ventina di generali, comandanti queste truppe, sono giustiziati, senza alcuna formalità. Il principe Ranariddh, colto da panico, scappa a Bangkok ma il governo di coalizione resta nel pieno dei suoi poteri. Il 15 aprile 1998 Pol Pot muore per un malessere cardiaco e Ranariddh torna in Cambogia per partecipare alle elezioni politiche che vedono però una netta vittoria di Hun Sen che ottiene più del 40% dei voti. Si forma, comunque, un nuovo governo di coalizione FUNCIPEC-CPP e nel mese di dicembre si "riallineano" Nuon Chea e Khieu Samphan, gli ultimi due dirigenti del Khmer rossi ancora alla macchia. Dopo ventinove anni di guerra, la pace è finalmente tornata in Cambogia.
La stabilità politica instauratasi dopo il 1998 ha consentito al paese di iniziare il processo di ricostruzione. Sono state apportate delle modifiche alla Costituzione sancendo la fine dell'emergenza postbellica e si è messa mano al nuovo codice di procedura civile. Si è completato il sistema bicamerale eleggendo il Senato che integra e completa le funzioni dell'Assemblea Nazionale. L'ingresso nell'ASEAN, nel 1999, ha aperto alla Cambogia i mercati regionali e la successiva adesione all'Organizzazione Mondiale del Commercio offre nuove prospettive allo sviluppo economico. Sihanouk, dopo avere passato sessantatré anni al potere, abdica e il 29 ottobre 2004 il Consiglio del Trono designa come nuovo sovrano Sihamouni, figlio del re e della regina Monineath. La Cambogia ha vissuto un periodo di straordinario sviluppo iniziato nel 2005 quando il Fondo Monetario Internazionale ha accertato un tasso di crescita annua del PIL del +13%. Tale tendenza, pur con flessioni, si è confermata negli anni successivi e nel 2016 si è attestata sul 7%. Sono dati sicuramente confortanti in termini percentuali ma che restano “poveri” in valori assoluti e non devono far pensare a miracolosi processi di sviluppo perché lo stato di complessiva arretratezza dell’economia cambogiana è ancora molto preoccupante. Gli spettri del passato sono, però, ormai scomparsi anche dalla memoria della gente. Dopo infiniti ritardi e ripensamenti ha iniziato i suoi lavori il Tribunale speciale istituito per giudicare i crimini commessi sotto il regime di Kampuchea Democratica. Ta Mok e Ieng Sary sono deceduti prima del giudizio. I due ultra-ottantenni Nuon Chea e Khieu Samphan sono stati condannati a 35 anni di carcere e la sentenza è stata confermata in appello. Tutto ciò accade fra la totale indifferenza dei Cambogiani di ogni età che si chiedono il perché ci sia tanto interesse della cosiddetta “comunità internazionale” oggi, quasi 40 anni dopo che quel regime fu abbattuto e questa stessa “comunità internazionale” punì il popolo cambogiano con l'embargo e consentì ai leader dei Khmer Rossi di continuare a frequentare il palazzo dell'ONU e le sedi dei loro governi. Un giornalista cambogiano, Chea Preksa, con amaro sarcasmo ha scritto su Asia News: “ciò che sta accadendo assomiglia a un processo per furto dove l'imputato è il ladro ma i giudici sono il basista e il palo. Come pensate che la gente possa dargli alcun credito?” L'indifferenza diventa indignazione quando si apprende che questo Tribunale ha già speso per il proprio funzionamento oltre duecento cinquanta milioni di dollari e prevedendo di continuare indefinitamente la propria attività, si appresta a chiedere nuovi congrui finanziamenti.