Gli Occidentali cominciano a non capire nulla
 
Sin dall'inizio i giornalisti occidentali presenti a Phnom Penh non capirono nulla di quanto stava accadendo e diedero libero sfogo alla loro fantasia. Il 18 aprile 1975, Le Monde annunciò l’ingresso a Phnom Penh dei primi Khmer rossi, scrivendo: “i rivoluzionari sono arrivati da nord, non lontano dall’ambasciata di Francia. Verso le 8,30 i combattimenti sono cessati in questo settore. Non c’è stata resistenza da parte repubblicana. Si sentono dei colpi di fuoco nel centro della città, ma l’entusiasmo popolare è evidente. Si formano degli assembramenti intorno ai guerriglieri, molti dei quali imbracciano armi americane e sono giovani, felici, sorpresi del loro facile successo. I soldati repubblicani alzano subito la bandiera bianca. Si formano dei cortei e alcuni sfollati cominciano a ritornare alle loro case”. Le parole sono corredate da alcune foto, che presto fecero il giro del mondo facendo vedere gli abitanti di Phnom Penh che applaudono e salgono sui blindati M 113. Peccato che sia tutto un falso. I giornalisti, rintanati dietro i muri dell’hotel Le Royal che allora si chiamava Le Phnom, non misero il naso fuori dall’albergo e non si resero conto che quei “giovani, felici, sorpresi del loro facile successo” non erano i soldati del FUNK ma uomini della 15° Brigata di Fanteria dell’esercito repubblicano, comandati dal generale Lon Non, fratello dell’ex Capo di Stato Lon Nol, che due settimane prima era fuggito nelle Hawaii portando con se una valigetta contenente un milione di dollari americani. Lon Non, spregiudicato uomo politico, aveva concepito l’audace, ma illusorio, piano di fare vestire i suoi uomini con l’abito nero indossato dei soldati del FUNK, entrare in città quando le truppe dell’esercito repubblicano erano ormai allo sbando, ottenere che deponessero le armi senza sparare un colpo, prendere temporaneamente il potere e, poi, al momento dell’arrivo dei veri Khmer rossi consegnarsi prigionieri contrattando la resa e un pacifico passaggio di potere. I Khmer rossi arrivarono non su camion e blindati, come si vede nelle foto, ma entrarono in città a piedi e sfilarono in silenzio tra una folla ammutolita. Non accettarono alcuna resa ma fucilarono immediatamente Lon Non e i suoi uomini. I giornalisti, che ora erano rintanati dentro l’ambasciata di Francia, continuarono a giocare di fantasia e, il 21 aprile, Le Monde e altri giornali uscirono con questa surreale descrizione degli eventi: “l’atmosfera è distesa: i prigionieri - Lon Non (fratello dell’ex-presidente), numerosi generali – ridono e discutono con degli anonimi soldati”. Erano tutti morti già da quattro giorni. Questa storia, con tutti i suoi antecedenti, viene raccontata da un protagonista dell'epoca: Ros Chantrabot che ha scritto il libro "La Republique khmer", edito a Parigi nel 1993 da L'Harmattan. E' una lettura assai interessante ma che nessuno ha purtroppo intrapreso, perché, ancora oggi, blog, giornali e riviste continuano a pubblicare queste fotografie spacciandole per "immagini dell'ingresso dei Khmer rossi a Phnom Penh".